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Cinque monumenti verdi d’Italia

Se nell’organizzazione dei nostri viaggi spesso consultiamo le guide per decidere cosa visitare, andando alla ricerca di quelli che sono i monumenti e le opere dell’ingegno dell’uomo, si va sempre più diffondendo la consapevolezza che, in molti casi, è la natura la migliore “artista” e che perciò vale la pena andare ad ammirare quelle che sono le sue opere più meravigliose.

Tra queste, sicuramente gli alberi, nella loro imponenza, trasmettono un senso di maestosità: sono esseri viventi come noi, e sono stati testimoni di tanti eventi lungo una vita che talvolta si prolunga per diversi millenni; per valorizzare questo patrimonio, esiste da tempo un vero e proprio albo degli alberi monumentali, all’interno dei quali sono indicati sia quelli che si caratterizzano per la loro grandezza, sia quelli che si distinguono per l’età, sia, infine quelli che sono testimoni di importanti vicende storiche o sono stati cantati da poeti o dipinti da pittori celebri. Poiché ve ne sono, e numerosi, in ogni regione d’Italia, ve ne vogliamo indicare cinque, da cui potete far partire la vostra ricerca a questi patriarchi della natura.

Iniziamo con la Sardegna, dove a Luras, non lontano da Olbia (circa 40 km.), incontriamo il patriarca degli olivastri, chiamato “S’Ozzastru”, un albero di età stimata tra i 3.000 e i 4.000 anni, che ha una circonferenza di circa 12 metri e un’altezza che sfiora i 14 metri; “venerato” dagli abitanti del luogo, è stato dichiarato monumento naturale ed inserito fin dal 1991 nell’elenco dei venti alberi secolari italiani, in “rappresentanza” della Sardegna.

Da isola ad isola, andiamo in Sicilia, dove nel Parco dell’Etna, all’interno del territorio del comune di Sant’Alfio (CT), nel cui stemma campeggia imperioso, troviamo il cosiddetto “Castagno dei cento cavalli”, botanicamente una “castanea sativa Miller”, un colosso di età compresa tra i 3000 e i 4000 anni, che si impone con una circonferenza del tronco di circa 22 metri e una pari altezza; il suo nome si deve ad una leggenda locale, secondo la quale, nel XIV secolo, la regina Giovanna I d’Angiò, insieme a cento cavalieri, trovo sotto le sue fronde riparo ad un improvviso e furioso temporale.

Superando lo Stretto di Messina, andiamo in Calabria, e più precisamente in provincia di Catanzaro, nel territorio del comune di Curinga: stiamo parlando di un gigantesco platano, dalle dimensioni di circa 18 metri di circonferenza e di un’età difficilmente stimabile, ma che potrebbe essere di mille anni: la peculiarità di questo colosso, che si presenta in modo particolarmente suggestivo in inverno, quando i suoi rami spogli si intrecciano in modo spettrale, è che sicuramente vi è stato piantato da qualcuno, forse dai monaci del vicino eremo di Sant’Elia, e si trova all’interno di una fitta foresta di pino nero.

Risaliamo per l’Italia centrale, e andiamo alla ricerca di un albero cui la tradizione vuole sia legato il nome di uno dei santi più amati nel mondo: è il Faggio di san Francesco, a Rivodutri, piccolo comune collinare in provincia di Rieti. Il faggio di cui parliamo è un albero di circonferenza superiore ai due metri e che raggiunge i 9 metri d’altezza. La sua leggenda (in realtà l’albero dovrebbe avere circa 250 anni) si ricollega a diversi episodi della vita del Poverello d’Assisi. In particolare, si narra che la forma particolarmente contorta dei suoi rami nasca dal fatto che l’albero li piegò per fornire un riparo al santo durante un violento temporale. Certamente tale conformazione è piuttosto peculiare per un albero che normalmente si presenta con rami lunghi e slanciati.

Terminiamo il nostro pellegrinaggio ai monumenti verdi addentrandoci stavolta in un parco urbano: siamo a Torino, e il parco in questione è il Parco Leopardi; è un piccolo parco, non particolarmente conosciuto, che però conserva una serie di alberi di dimensioni notevoli, tra cui platani, olmi, ippocastani e, infine, due splendide sequoie: sono alberi dalle dimensioni colossali, in questo caso si sfiorano i 35 metri d’altezza, e con circonferenza del tronco rispettivamente di 350 e 490 cm. Insomma, dei veri e propri giganti custoditi all’interno della città, e probabilmente risalenti all’inizio del 1900: chissà chi fu l’appassionato giardiniere che decise di piantarle …..

Insomma, la visione di questi meravigliosi giganti, che siano in un parco urbano o in campagna, sicuramente ci riconcilia con noi stessi e con la natura: organizzate, magari con un noleggio auto, una vacanza alla scoperta di queste meraviglie, e fateci sapere quali sono gli alberi a cui siete più affezionati e che meritano di essere valorizzati e protetti.

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